Dott. Bruno Maietta - PSICOTERAPIA

Dott. Bruno Maietta
Psicologo – Psicoterapeuta - Terapia energetica

 

PSICOTERAPIA

La psicoterapia è un percorso di conoscenza che ha lo scopo di facilitare il cambiamento ed ha come cornice di riferimento il modo in cui la persona vede il mondo e come vede se stessa nel mondo. Con l’aiuto del terapeuta, il cliente riesamina alcuni aspetti e comportamenti della propria vita, cercando di conoscerli e, di conseguenza, apportare i cambiamenti che riterrà necessari al fine di potersi riappropriare della “salute mentale”.

Per salute mentale s’intende la capacità di un organismo di soddisfare i propri bisogni, cioè trovare nutrimento, piacere, godimento nel suo ambiente. La salute mentale prevede una buona duttilità nell’ambiente in cui l’uomo si trova, avendo la capacità di provare piacere nel lavoro, nell’amore e nel gioco.

Esistono vari modelli teorici della personalità e ognuno di essi consiste in un’affermazione filosofica della natura umana. Essi indicano i modi in cui si arriva alla patologia, e anche i modi in cui ci si può riappropriare della salute mentale attraverso la psicoterapia. Vediamo brevemente tre dei principali modelli teorici.

MODELLO PSICOANALITICO

Questo modello fu elaborato da S. Freud . Egli aveva una visione pessimistica, meccanicistica e riduzionistica dell’uomo, che deve continuamente sublimare i propri istinti perché sono distruttivi.

Secondo il punto di vista psicoanalitico, la personalità umana è come un iceberg. La piccola parte che sporge dall’acqua rappresenta la nostra consapevolezza cosciente, mentre la grande massa al di sotto rappresenta la nostra vita inconscia. Una delle scoperte concettuali fondamentali della teoria psicoanalitica fu quella della mente inconscia. Parole “sulla punta della lingua”, errori di memoria, atti mancati, e altri fenomeni apparentemente irrilevanti, i sogni stessi portarono Freud a postulare l’esistenza di una componente inconscia della mente, in cui i processi di pensiero possiedono una propria continuità che viene interrotta o bloccata quando si tenta di renderli coscienti. L’inconscio intacca in modo fondamentale il pensiero, la sensibilità e il comportamento dell’individuo. L’uomo è fondamentalmente dominato da forze istintuali, dalle “pulsioni” che si sprigionano dell’Es e che minacciano di distruggerlo; dal Super-Io che, con le sue regole e i suoi divieti cerca di tenere a bada le richieste che giungono dall’Es. L’Io ha il compito di fare da mediatore tra queste due istanze alla ricerca di un equilibrio al fine di raggiungere un soddisfacente adattamento alla vita e quindi all’ambiente in cui l’individuo vive. Pertanto, Freud distinse la personalità in tre parti (chiaramente intese come processi, non come zone fisicamente localizzate nel cervello): l’Es, l’Io e il Super-Io.

ES

E’ il sistema fondamentale della personalità, da esso si sviluppano l’Io e il Super-Io. L’Es è formato da istinti o pulsioni, che il bambino possiede già alla nascita. Freud divise gli istinti in due grandi categorie: gli istinti di vita (Eros) e gli istinti di morte (Thanatos), ritenendo che l’organismo umano volesse allo stesso tempo la vita e la morte, creare e distruggere. Secondo Freud, lo scopo dell’Es è quello di ridurre immediatamente la tensione che l’organismo sperimenta continuamente a causa delle pressioni esterne e interne. Ad esempio, quando una persona avverte un bisogno come la fame, questo viene percepito come uno spiacevole stato di tensione che l’Es cerca di ridurre per ritornare a livelli di energia bassi (principio del piacere o processo primario). L’Es cerca un’immediata soddisfazione senza tener conto della realtà oggettiva, si crea un’immagine del cibo o dell’oggetto desiderato, ma questo ovviamente non permette all’organismo di sopravvivere. Quindi l’organismo deve coinvolgere un modo di pensare che può collegarsi ai suoi bisogni, al mondo esterno o oggettivo in cui il cibo reale e materiale esiste. Questo modo di pensare basato sulla logica e sul ragionamento fu chiamato da Freud processo secondario, che si sviluppa dall’Es e da esso si differenzia, cioè l’Io.

IO

E’ interessato e cosciente della realtà oggettiva, tenta di far coincidere gli oggetti del mondo esterno quanto più e possibile alle immagini create dall’Es. Riferendoci all’esempio precedente, l’Io cerca del cibo reale, non un’immagine di esso. Il compito principale dell’Io è quello di proteggere l’organismo e di interagire con il mondo reale, e poiché ricorre alla realtà esterna per soddisfare i bisogni, si dice che obbedisce al principio di realtà. Mentre l’Es richiede una gratificazione immediata dei bisogni, l’Io, se occorre, ritarderà il soddisfacimento di questi bisogni, specialmente quando le probabilità di poterli soddisfare sono scarse.

SUPER-IO

Quando si parla di Super-Io ci si riferisce alla “coscienza” o alla “morale” della personalità, a quegli ideali trasmessi al bambino dai genitori e da altre figure autoritarie, alle punizioni e ricompense imposte dalla società. E’ lo sviluppo del Super-Io che rende possibile lo sviluppo dell’autocontrollo del bambino. Il Super-Io si basa su regole assolute e a differenza dell’Io, che cerca dei compromessi, il Super-Io lotta per la perfezione; non cerca di posporre gli impulsi dell’Es, come fa l’Io, ma si sforza di bloccarli in modo permanente.

Terapia Psicoanalitica

Il modello psicoanalitico riconduce le cause di un funzionamento anormale a situazioni o eventi emotivamente dolorosi verificatisi nell’infanzia, che hanno portato ad un arresto dello sviluppo della personalità.

La terapia psicoanalitica è basata su tecniche verbali; il suo scopo principale è quello di risolvere i problemi portando i conflitti inconsci nella mente a livello consapevole, dove possono essere messi a confronto e risolti dalla persona. Ciò che viene maggiormente focalizzato sono i sentimenti, piuttosto che il comportamento. Lo scopo della psicoanalisi è quello di cambiare l’intero stile di vita e la personalità del paziente piuttosto che singoli comportamenti. Uno dei maggiori problemi che l’analista deve trattare è la “resistenza” emotiva, che il paziente oppone alla spiacevole presa di coscienza che esiste un problema emotivo. Affinché produca i suoi effetti, la terapia deve rendere la persona capace di riconoscere e affrontare questi problemi.

La psicoanalisi fa uso di diverse tecniche, quasi tutte create da Freud. La più nota è quella dell’associazione libera, mediante la quale il paziente è incoraggiato a verbalizzare qualsiasi pensiero gli venga in mente, indipendentemente da quanto sia logico, irrilevante o imbarazzante. In questo modo, senza nessun giudizio intellettuale né interpretazione, la persona supererà le difese dell’Io e rivelerà la fonte inconsapevole dei problemi.

Un’altra tecnica usata dagli psicoanalisti è l’interpretazione per rendere conscio l’inconscio, per portare alla superficie le emozioni nascoste. L’analista interpreta, sottolinea le connessioni e le associazioni che il paziente può non aver visto, connessioni tra idee e azioni, o tra atteggiamenti attuali e qualcosa accaduto nel passato. La persona può negare queste connessioni (mettendo in atto delle resistenze) oppure può usarle per avere delle intuizioni sull’origine inconscia del problema. L’analista interpreta anche i sogni del paziente, considerati una “strada regale verso l’inconscio”, in modo da aiutarlo a riconoscere gli impulsi inconsci che lo minacciano.

La tecnica elettiva, molto utilizzata in psicoanalisi, è l’analisi del transfert. Il transfert consiste in una relazione speciale che si sviluppa tra il paziente e il terapeuta: il paziente comincia a formarsi delle aspettative emotive irrazionali nei confronti dell’analista. Per esempio sente che l’analista è arrabbiato con lui, o annoiato, o deluso, o sente che sta tentando di sedurlo, o si aspetta troppo da lui. La sua reazione può essere rabbia, paura, amore. Secondo Freud queste interpretazioni non realistiche sono il risultato del trasferimento, da parte del paziente, di passate esperienze con adulti importanti della propria vita (generalmente i genitori) sull’analista, ponendosi nei suoi confronti come se fosse la figura paterna o materna. Anche se il transfert è inconsapevole, il paziente si aspetta che l’analista reagisca allo stesso modo in cui reagirebbe un genitore, in modo da permettergli di far conoscere desideri ed esperienze represse. Ad esempio un paziente con un padre rigido ed esigente può manifestare la paura che l’analista non sia contento dei progressi della terapia. L’analisi del transfert permette all’analista di conoscere molto dei sentimenti repressi dal paziente.

MODELLO COMPORTAMENTISTA

I sostenitori di questo modello vedono l’essere umano in modo diverso: l’uomo non è né buono né cattivo, egli è l’esatta fotocopia dell’ambiente da cui proviene. Secondo la legge dell’apprendimento, l’uomo cresce e si modifica in funzione degli stimoli che riceve.

Questo modello si rifà alle teorie dell’apprendimento, le quali ritengono che anche gli esseri umani, come i ratti e i piccioni, rispondono a stimoli presentati da altre persone o dal mondo esterno. In tal modo l’ambiente controlla il nostro comportamento attraverso i rinforzi che esso fornisce. Le teorie dell’apprendimento sostengono che la personalità umana è un insieme di schemi di comportamento appresi. Pertanto, le personalità degli individui differiscono a causa delle differenze, durante l’infanzia, delle condizioni stimolo, della quantità di rinforzi e degli schemi di punizione. Se conosciamo la storia dei rinforzi di qualcuno, dovremmo essere in grado di predire il suo attuale schema di comportamento.

Dollard e Miller hanno condotto studi sull’ansia condizionata, concetto particolarmente importante per le teorie dell’apprendimento in riferimento alla personalità. Essi giunsero alla conclusione che l’ansia può essere condizionata ad uno stimolo precedentemente neutrale solamente con pochi accoppiamenti e talvolta con un solo accoppiamento. Ad esempio, un bambino che si fa male cadendo da un’altalena, può diventare ansioso quando è vicino a qualsiasi altalena. Per generalizzazione dello stimolo, il bambino può iniziare ad avere paura di tutte le attrezzature di gioco e arrivare ad evitare i campi da gioco per evitare l’ansia causata dalla vista delle attrezzature. Siccome gli individui imparano le risposte atte a farli uscire dallo stato di ansia, potrebbero non scoprire mai che la ragione originaria dell’ansia non è più presente. Il bambino che evita l’altalena da cui è caduto una volta, potrebbe non scoprire mai che con un po’ di pratica l’altalena è facile da usare. La teoria dell’ansia condizionata ci chiarisce la ragione per cui, gli individui continuano ad intraprendere azioni che sembrano essere inutili o persino delle auto-sconfitte.

Skinner, sostenitore del “condizionamento operante”, sosteneva che la probabilità che potesse essere data una determinata risposta dipendeva dal fatto che tale risposta fosse stata seguita in passato da un rinforzo. Secondo Skinner il rinforzo è il modo principale in cui la gente impara le risposte e controlla le risposte degli altri. Nel corso dello sviluppo della personalità, un bambino impara a rispondere a certi stimoli con determinate risposte e a fornire risposte molte diverse ad altri stimoli. Tale apprendimento avviene per mezzo della generalizzazione e della discriminazione dello stimolo.

Un bambino, che accarezza un peluche, viene “rinforzato” in questo comportamento dalla piacevolezza del contatto e dal sorriso dei genitori. A causa della “generalizzazione”, il bambino risponderà allo stesso modo accarezzando un gatto. Se poi pesta la coda al gatto e questi lo graffia, egli imparerà a discriminare i due stimoli in quanto il secondo non sarà rinforzato. Skinner sosteneva che è possibile usare questo modello per spiegare l’acquisizione del comportamento disadattato e suggerisce tre meccanismi.

Il primo è il “rinforzo casuale” o occasionale che un individuo può ricevere dall’ambiente e che è del tutto indipendente dalle sue azioni. Questo tipo di rinforzo può portare a comportamenti superstiziosi. Ad esempio, se ci accade qualcosa di positivo mentre indossiamo una certa camicia, in seguito potremmo essere indotti ad indossare quella camicia come portafortuna.

Un secondo meccanismo che produce comportamenti indesiderati si basa sull’ambiguità dell’auto-rinforzamento. Ad esempio, genitori stanchi o preoccupati potrebbero non fare attenzione ai loro bambini finché non sfuggono di mano. L’attenzione allora può prendere la forma di rimprovero, ma può anche assumere i connotati di una ricompensa.

Un terzo meccanismo che spiega il comportamento disadattato può essere determinato dal fatto che, per una qualsiasi ragione, sia stato ricompensato un comportamento indesiderabile.

Dollard, Miller e Skinner dimostrarono, inoltre che le persone possono apprendere per imitazione osservando le risposte degli altri.

Terapia Comportamentista

Secondo questo modello, la psicoterapia si prefigge l’estinzione dei comportamenti che portano al disadattamento e l’apprendimento di altri più appropriati. Il primo passo, in questo approccio, è quello di definire il problema nei termini di comportamento misurabile. Una volta riconosciuti i comportamenti che devono essere cambiati vengono definiti i programmi di trattamento usando le tecniche di condizionamento.

L’approccio comportamentista generalmente usato per problemi d’ansia e di nevrosi è la “desensibilizzazione sistematica”. Esso si basa sul principio della inibizione reciproca, nel senso che la persona sostituisce la risposta non desiderata con una risposta incompatibile o competitiva con essa. Per esempio, una risposta di tipo ansioso può essere estinta associando gradualmente la situazione o lo stimolo che produce ansia con una risposta di rilassamento.

La prima cosa da fare è addestrare la persona al rilassamento. Successivamente si costruisce una gerarchia in cui sono collocati, in ordine di gravità, i vari aspetti della situazione che produce ansia, da quello più tenue a quello di estrema tensione e ansietà. Si chiede al paziente di rilassarsi e poi viene esposto a una situazione che per lui è ansiogena, oppure, più semplicemente, lo si induce ad immaginarla. Questo avviene per ogni gradino della gerarchia costruita, cominciando da quella che produce meno ansia.

Durante le brevi esposizioni ripetute usando la tecnica di rilassamento, la persona impara ad immaginare ciascun passo senza provare ansia, partendo dal gradino più basso fino a quello più alto della gerarchia. Il passo finale sarà quello di trasferire le risposte di rilassamento apprese nell’ambiente reale.

Perché la desensibilizzazione sistematica funzioni, è necessario che le persone siano capaci di identificare ciò di cui hanno paura; per questa ragione questo approccio è stato applicato con successo alle fobie e alle ansie che possono essere divise in elementi di base.

MODELLO UMANISTICO-ESISTENZIALE

Le teorie umanistiche ed esistenziali pongono l’accento sulla personalità totale della persona (modello olistico) e non ai singoli comportamenti, minimizzando non solo gli effetti dell’ambiente ma anche quelli della biologia. L’enfasi è posta sulla scelta e sulla responsabilità personale che implica l’essere in grado di fare delle scelte. Questo modello accentua il ruolo dell’esperienza personale: per capire il comportamento di un’altra persona dobbiamo prima capire il modo in cui questa persona costruisce il suo mondo. Mentre nel modello psicoanalitico è fondamentale il conflitto tra l’Es che cerca il piacere e l’Io che fa da mediatore col la realtà; il modello umanistico-esistenziale enfatizza l’impegno personale: la consapevolezza delle proprie azioni, l’accettazione delle loro conseguenze e il desiderio di fare scelte future. Questa condizione di impegno personale è nota come “autenticità”. Essere autentici significa essere consapevoli della paura che le proprie scelte possono essere sbagliate, di accettare questa paura come parte dell’essere. Una persona che ignora o si nasconde da questa paura o rifiuta di accettare la responsabilità per le proprie azioni, diventa non autentica o perseguitata dai sensi di colpa.

Maslow riteneva che ogni comportamento umano fosse dettato da motivazioni positive; ogni bisogno ci motiva a soddisfarlo e, alla base di ogni nostro bisogno c’è una pulsione reale, una vera motivazione: l’auto-realizzazione, la realizzazione continua del nostro potenziale, con qualsiasi mezzo possibile.

Il nostro impulso all’auto-realizzazione viene dall’interno e l’individuo sano può superare il disturbo che sorge dallo scontro con l’ambiente, col mondo. L’individuo ha la possibilità di padroneggiare o controllare l’ambiente; l’ambiente deve permettere all’individuo di essere in uno stato normale o consono alla sua natura.

Se l’ambiente è troppo instabile, la costanza e l’identità dell’individuo vengono indebolite. Se durante l’infanzia, l’ambiente è troppo stressante o incoerente con i bisogni dell’individuo, il bambino svilupperà degli schemi di comportamento che deteriorano il processo di auto-realizzazione.

Maslow riteneva che in ogni persona vi è una volontà attiva verso la salute, un impulso verso la crescita o verso l’attualizzazione delle potenzialità umane: tendenza attualizzante. Questo punto di vista era in netto contrasto con Freud e gli altri studiosi che affermano che abbiamo impulsi, istinti o necessità che sono in opposizione con la società e che devono essere repressivamente socializzati attraverso l’allenamento e l’educazione.

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