Dott. Bruno Maietta - PSICOLOGIA

Dott. Bruno Maietta
Psicologo – Psicoterapeuta - Terapia energetica

 

“TRAINING AUTOGENO”



Il training autogeno

Oltre a tenere dei corsi di Training Autogeno relativi agli esercizi inferiori ideati da J. H. Schultz, quando è possibile, dedico qualche minuto per insegnare questa tecnica anche ai miei clienti. Una volta appresa essi la eseguono anche a casa, riuscendo a dedicare un po’ di tempo a se stessi, cose che generalmente prima non facevano. Utilizzando questa pratica i clienti riescono ad entrare più in contatto con se stessi, con il proprio corpo, con il proprio sé interiore, riuscendo a restare nel “qui e ora”, e questo li aiuta a superare molte delle loro paure e le insicurezze che derivano, molto spesso, proprio dalla scarsa consapevolezza di sé e dall’assenza di contatto con il proprio corpo.

In generale, la pratica del Training Autogeno influenza varie funzioni dipendenti dal Sistema Neuro-Vegetativo quali la respirazione, la circolazione del sangue e il metabolismo. Inoltre, consente di mutare il tono dell’umore e di attenuare gli stati emotivi e l’ansia, portando ad un sempre maggiore grado di distensione, benessere ed equilibrio psicosomatico. Esso, infatti, permette di combattere lo stress, le tensioni muscolari e psichiche, la mancanza di energia, l’ansia e le sue somatizzazioni organiche (tremori, insonnia, sudorazione, tachicardia, oppressione toracica, gastrite, stipsi, asma bronchiale, tachicardie parossistiche, tic, alcune manifestazioni cutanee come l’alopecia e la psoriasi, ecc.). Per mezzo del Training Autogeno si può raggiungere un’armonia interiore e realizzare se stessi utilizzando al meglio le circostanze della vita.

Personalmente ho riscontrato l’efficacia di questa pratica in di clienti affetti nevrosi d’ansia, fobie, attacchi di panico, depressioni reattive e gran parte delle sintomatologie psicosomatiche. Ho riscontrato anche dei notevoli miglioramenti in casi di balbuzie, di insonnia e in alcuni disturbi legati alla circolazione periferica.

In effetti la pratica del Training Autogeno ha lo scopo di indurre il rilassamento della muscolatura scheletrica e liscia, per ripristinare un giusto ed equilibrato tono neurovegetativo. Inoltre, consentendo di allontanare ogni pensiero disturbante e ogni attività fisica, lascia libero il nostro corpo di riorganizzare il suo giusto equilibrio. Questo perché il corpo ha una naturale tendenza a ripristinare il suo equilibrio neurovegetativo, basta che riusciamo a lasciarlo libero dalle tante situazioni stressanti cui lo sottoponiamo continuamente.

Il principio fondamentale del metodo consiste nel determinare, per mezzo di particolari esercizi fisiologici-razionali, una deconnessione globale dell'organismo che, in analogia con le tecniche etero-ipnotiche, permette di raggiungere le realizzazioni proprie degli stati suggestivi.

Agli inizi del '900 Oskar Vogt (1902) aveva iniziato degli studi sul sonno e sul fenomeno ipnotico e aveva segnalato che persone di una certa cultura e di buona capacità critica erano capaci di determinare la deconnessione dello stato ipnotico su se stesse e da sole (autoipnosi). Segnalò anche che oltre alle conseguenze positive generali esse poterono raggiungere un aumento delle proprie capacità di auto osservazione psicologica. Vogt osservò che se una persona è capace di porsi in uno stato di autoipnosi per realizzare una condizione di distensione, di calma e di recupero, trovandosi in situazioni critiche dal punto di vista fisico o psichico, potrebbe (con la realizzazione di uno stato auto-ipnotico) evitare livelli di eccitazione che potrebbero essere dannosi.

J. H. Schultz (1966) osservò molti soggetti durante le sedute di ipnosi e a molti di essi chiese di compilare dei protocolli di auto-osservazione delle sedute di ipnosi. Tutti i protocolli contenevano indicazioni su particolari sensazioni somatiche generali. Tutti percepivano una piacevole sensazione di calma, una insolita sensazione di pesantezza e una sensazione dilagante di calore.

Schultz ne dedusse che alla base delle manifestazioni che costituiscono il vissuto dello stato ipnotico, vi sono delle manifestazioni tipiche, caratteristiche e costanti della cenestesi generale (cenestesi = sensazione generale del proprio corpo: sentirsi bene o male ), dipendenti da molteplici stimoli provenienti da varie parti del corpo, comprese le sensazioni generate dall'attività degli organi interni, anche se queste ultime non sono sempre coscienti.

Dal punto di vista fisiologico la pesantezza è l'espressione di una distensione muscolare, mentre la percezione di calore è conseguenza di una dilatazione vasale. Possiamo considerare la distensione l'elemento essenziale del T. A. che può permettere di raggiungere una deconnessione globale. Ma la distensione non agisce solo sul sistema muscolare ma anche sul sistema nervoso sia per ciò che riguarda lo schema corporeo sia per le problematiche affettive.

Il T. A. presenta una evidente affinità con il sonno. Infatti, come nel sonno, la relazione con l'ambiente esterno è sospesa e le reazioni agli stimoli sono ridotte al minimo. In tali condizioni rimane solo una semplice attività vegetativa. Come avviene durante il processo di addormentamento, che quando cerchiamo in tutti i modi di addormentarci restiamo svegli, allo stesso modo avviene nel T. A., se cerchiamo attivamente di rilassarci non ci riusciamo. Occorre, quindi, essere passivi, lasciarsi cadere senza resistenze. Non dobbiamo fare nulla ma solo lasciarci andare.

Come il sonno, il T. A. è un fenomeno normale e come tale può essere realizzato da ogni soggetto normale. Non bisogna, comunque, sottovalutare tutta una serie di implicazioni psicologiche generali. Infatti, è importante considerare l'efficacia della monotonia, la somatizzazione, l'esperienza dell'abbandono passivo e la relativa perdita dell'IO che si verifica durante l’esperienza del Training Autogeno. Accanto a queste manifestazioni psicologiche si osservano manifestazioni fisiologiche quali l'inibizione, la distensione, il rilasciamento muscolare, che sono tutte modificazioni che compaiono anche nel sonno.

Cosa significa Training Autogeno?

Training significa allenamento. Autogeno significa che si genera da sé, ed è proprio questo che lo differenzia dalle tecniche auto-ipnotiche ed etero-ipnotiche, che sono attivamente indotte dal soggetto o dal terapeuta.

Il T. A. si struttura secondo una sequenza di esercizi-standard che partendo dai due fondamentali della pesantezza e del calore, si svolge in quelli complementari del cuore, del respiro, del plesso solare e della fronte fresca.

Ciascun esercizio viene "rappresentato" mentalmente con una formula vissuta dal soggetto in uno stato di assoluta passività. La concentrazione passiva su ogni formula produce dei mutamenti fisiologici che non sono limitati al semplice tema della formula, ma interessano l'organismo nella sua totalità. Non si tratta di un processo di causa ed effetto in quanto intervengono in esso tutta una serie di variabili:

a. durata della concentrazione su una data formula;

b. modo in cui il soggetto realizza le rappresentazioni mentali di un'area del proprio corpo;

c. il momentaneo stato psicofisiologico;

d. eventuali disturbi psicofisiologici, acuti o latenti;

e. presenza di fattori psicodinamici che possono rallentare o facilitare l'efficacia della concentrazione passiva su certe formule o la rappresentazione di certe aree;

f. modificazioni delle formule-standard attuate dal soggetto;

g. errori tecnici, ad esempio una posizione imperfetta, rilassamento incompleto, sforzi concentrativi per conseguire un risultato;

h. presenza di fattori disturbanti, quali tossire, starnutire, addormentarsi, pensieri rievocanti fatti o situazioni spiacevoli;

i. fenomeni di resistenza inconscia;

l. regolarità o meno con cui la tecnica viene appresa e praticata.

Comunque, ogni soggetto reagisce in modo personale all’allenamento e, anche se rari, ci sono casi in cui il T. A. non determina alcun mutamento di rilievo.

Un ruolo molto importante gioca il fattore "tempo", cioè il periodo più o meno lungo di addestramento. Nella pratica del Training Autogeno possiamo distinguere tre categorie di persone in tre momenti diversi:

1. principianti, coloro che iniziano per la prima volta l'allenamento;

2. coloro che praticano il T. A. per breve tempo (tra 2 e 4 mesi);

3. coloro che si esercitano per un periodo lungo (oltre 4 mesi).

Un altro fattore importante, nella pratica del Training Autogeno, è la regolarità dell'esecuzione (almeno due volte al giorno) e la completezza delle sei fasi standard in cui si articola la tecnica.

Il T. A. non è una tecnica distensiva pura e semplice in quanto non basta sdraiarsi sul letto o buttarsi in una comoda poltrona per ottenere uno stato di calma e di rilassamento. E’ qualcosa di più, molto di più: è una psicoterapia a breve termine, con la quale si possono ottenere sostanziali modificazioni psico-fisiologiche e, di conseguenza, mutamenti strutturali nella personalità e nel modo di comportarsi.

Nel suo svolgersi, a livello personale, il T. A. conosce diversi passaggi o stadi, ognuno dei quali rappresenta un modo di reazione psico-fisiologica del soggetto alle varie sequenze.

1. Stadio " R " o della reazione riflessa.

E' la fase iniziale in cui il soggetto, per il fatto di assumere spontaneamente la posizione e l'atteggiamento mentale-tipico del T. A., realizza in modo iflesso alcuni mutamenti psico-fisiologici come l'ipotonicità muscolare, pesantezza, iperemia vasale. In questo stadio si può verificare la tendenza all'addormentamento, specialmente in persone con carenza reale o latente di sonno. E' una tendenza che scompare con l'allenamento condotto per lungo termine. Se questa tendenza dovesse permane, sarà opportuno abituare il soggetto ad utilizzare, in modo alternativo, anche ad una "concentrazione attiva".

2. Stadio " C. P. " o della concentrazione passiva.

Ci si arriva dopo un certo periodo di allenamento. E' caratterizzato dal fatto che il soggetto è in grado, durante il T. A., di mantenere con continuità la concentrazione passiva sulle sei formule standard. Egli è capace di mantenere costanti le funzioni mentali da lui dirette senza sforzo, in direzione delle varie parti del corpo. Anche in questo stadio vi possono essere delle interferenze:

a. la concentrazione passiva non risulta continua, ma frequentemente interrotta da ideazioni diverse. In questi casi è importante non opporsi ai pensieri o cercare di respingerli, ma accoglierli e lasciarli scorrere tranquillamente;

b. il controllo mentale, la formulazione della zona topografica del corpo può apparire scorretta (la mano invece del braccio). Allora sarà opportuno definire più correttamente la zona interessata sia a livello di formule sia a livello percettivo;

c. le associazioni complementari alla formula sono inadeguate alla stessa (associare il fresco alla fronte al ghiaccio anziché ad un fresco naturale).

Lo stadio C. P. può essere suddiviso in tre fasi:

C.P.1° - inizio dell'allenamento, con direttività molto presente;

C.P.2° - sviluppo intermedio, la regolarità nell'allenamento determina regolarità nella concentrazione passiva;

C.P.3° - rappresentate da un allenamento lungo, in cui il soggetto è in grado di conseguire la passività concentrativa totale e quindi l'autentico stato commutativo psicofisiologico.

3. Stadio " N " o della neutralità mentale.

Questa fase è descritta in termini di "mente tranquilla e vuota". Si ottiene solo dopo un lungo periodo di allenamento. In questa fase non c'è più interferenza dell'attività mentale diretta dal soggetto su quella diretta dal cervello stesso. E' uno stadio di neutralità, di equidistanza, in cui il recupero delle energie sembra realizzarsi in modo particolarmente evidente.

4. Stadio " D " o della disintegrazione funzionale.

Il questo stadio:

- il soggetto denuncia un più labile contatto con la zona topografica rappresentata;

- si verifica la tendenza alla perseverazione su una data formula con difficoltà nella sua sostituzione;

- c'è la coesistenza di rappresentazioni dirette spontaneamente dal cervello con altre dirette dal soggetto.

In questo stadio si può avere una disintegrazione funzionale nel senso di un mutamento o sostituzione dello stato di passività concentrativa, in cui si osserva che al decremento dell'attività del soggetto corrisponde un potenziamento della attività diretta dal cervello e viceversa.

5. Stadio " A. P. " o dell'accettazione passiva.

Il soggetto è in grado di sospendere la ripetizione mentale delle formule-standard, assumendo un ruolo di spettatore passivo delle elaborazioni dirette dai suoi meccanismi mentali. La consapevolezza di quanto avviene in sé è sempre completa ed egli può decidere di abbandonarsi al sonno fisiologico, ricominciare da capo su un'altra formula o ripetere il ciclo precedente, oppure passare allo stadio "A".

6. Stadio " A " o del riordino.

E' la fase conclusiva. Il soggetto deve riprendere il controllo della sua situazione psico-fisiologica. Per questo motivo si eseguono i cosiddetti esercizi della "Ripresa" che servono a ridare vigore ed energia al corpo.

La pratica del Training Autogeno


Prima di iniziare gli esercizi veri e propri è importante considerare alcuni aspetti che permetteranno di raggiungere dei buoni risultati.

- L’ambiente nel quale si decide di praticare il Training Autogeno deve essere tranquillo, confortevole, in penombra, lontano da stimoli sonori e visivi.

- L’abbigliamento non necessita di alcuna particolarità, l’unico requisito è che non sia costrittivo, quindi va bene una tuta comoda non troppo aderente. Vanno tolti anche orologio, occhiali e scarpe.

- La durata di un’esercitazione di Training Autogeno solitamente non supera i dieci minuti e va praticata sistematicamente, specialmente nelle prime settimane, almeno due o tre volte al giorno. Inizialmente partendo solo con il primo esercizio e, man mano che aumenta la familiarità con il rilassamento, si introduce l’esercizio successivo e così via.

- Le posture che possono essere assunte sono essenzialmente tre:

1. posizione supina, gambe leggermente divaricate con le punte dei piedi rivolte verso l’esterno, braccia distanti dal corpo appena flesse nei gomiti, con le dita delle mani rilassate e palme rivolte in giù. La testa può essere appoggiata su un cuscino oppure sullo stesso piano del busto, l’importante è che il collo e le spalle siano rilassate. Il materasso non deve essere troppo morbido, ci si può sdraiare anche a terra, su un tappeto.

2. posizione seduto su una poltrona. Schienale e braccioli devono essere tali da consentire l’appoggio della testa e degli avambracci. Evitare poltrone troppo morbide e troppo basse. Le mani e le dita poggiano inerti sul bordo dei braccioli, facendo anche in modo che le gambe non tocchino tra loro e che i piedi siano appoggiati comodamente a terra.

3. posizione seduto su una sedia o sgabello. E’ detta anche posizione del “cocchiere”. I piedi toccano a terra mentre le ginocchia, flesse a circa 90°, vanno mantenuta leggermente divaricate. La posizione corretta del busto si ottiene lasciando pendere le braccia lateralmente, lungo il corpo, inspirando profondamente estendendo il torace e la nuca. Quindi lasciarsi cadere su se stesso espirando profondamente, in modo che la testa e le spalle cadano in avanti. Raggiunta questa posizione portare gli avambracci sulle cosce. Siccome questa posizione esercita pressione sull’addome, è sconsigliata agli obesi, alle donne in gravidanza e a chi soffre di disturbi alla respirazione e alle vertebre cervicali.

Le posizioni per eseguire la pratica del Training Autogeno:




Esecuzione degli esercizi

Prima di parlare dell’esecuzione pratica degli esercizi è opportuno ritornare per un attimo al concetto di Concentrazione Passiva, che è di fondamentale importanza nella pratica del Training Autogeno.

La "concentrazione attiva" è quella che ognuno mette in atto quando sviluppa un certo grado di attenzione o ha bisogno di un elevato sforzo mentale per raggiungere uno scopo: essa è “volontaria”.

La "concentrazione passiva" ha la caratteristica della “non volontarietà”, della sospensione dello sforzo, della eliminazione dell'attenzione.

La Concentrazione Passiva è un processo mentale contraddistinto da tre elementi:

1. ripetizione mentale delle formule-standard;

2. instaurazione e mantenimento di un contatto mentale con le aree corporee associate alle singole formule;

3. sincrona successione delle formule e, conseguentemente, delle zone topografiche relative.

Occorre considerare la Concentrazione mentale passiva come un'attitudine ridotta del soggetto a conseguire i risultati voluti con l'impegno di un minimo sforzo e con la riduzione di tensioni che generano ansia.

Quindi con in T. A. ci si educa a questa predisposizione al fine di eliminare ogni minimo sforzo e la presenza di ogni forma di tensione.

La pratica del Training Autogeno ruota tutta su uno stato di calma che si raggiunge progressivamente e gradualmente in sei stadi, con l’esecuzione degli esercizi inferiori che agiscono sui muscoli, vasi sanguigni, cuore, respirazione, organi addominali e capo.

Con gli esercizi superiori (che non sono argomento di questo libro) l’attenzione viene rivolta a particolari rappresentazioni mentali, alla mente e all’inconscio.

Gli esercizi inferiori sono distinti in fondamentali (i primi due: pesantezza e calore) e complementari (gli altri quattro: cuore, respiro, plesso solare, fronte).

Per la pratica, predisporsi adeguatamente, effettuando qualche respiro profondo e chiudendo gli occhi. Inizialmente ci si può aiutare eseguendo 2 o 3 atti di Respirazione profonda diaframmatica (vedi pag. 131). Lasciare la mascella cascante, rilassata con le labbra socchiuse. Non offrire resistenza ai pensieri che arrivano alla mente, accoglierli e lasciarli scivolare via da soli, come nuvole che si allontanano nel cielo azzurro e diventano sempre più piccole, fino a scomparire in lontananza. Oppure può essere piacevole immaginare che i pensieri scivolino via come l’acqua di un ruscello, o ancora come l’acqua che scivola giù dai tetti quando piove.

La pratica del Training Autogeno inizia con la ricerca di uno stato di calma, ripetendo lentamente e per almeno 5 o 6 volte la formula: “Io sono perfettamente calmo”. Questa è la formula che chiuderà ogni pratica.

Esercizi della Pesantezza

Questa sequenza prevede il progressivo allenamento che interesserà le varie parti del corpo, iniziando dal braccio destro (sinistro per i mancini) per passare poi a entrambe le braccia, dopo almeno una settimana di pratica. Si fa lo stesso per passare alla pesantezza delle gambe e poi alla pesantezza di tutto il corpo. Per ciascun esercizio che verrà eseguito, si cercherà di visualizzare la parte del corpo interessata e nelle condizioni ispirate dalla formula stessa.

Dopo aver ripetuto 5-6 volte la formula relativa allo “stato di calma” si inizierà a ripetere le formule seguenti:

- “Il mio braccio destro (sinistro per i mancini) è pesante” da ripetere 5-6 volte per 2-3 volte al giorno e per almeno una settimana. Al termine dell’esercizio si ripete, per 3 volte la formula “Io sono perfettamente calmo”. Una volta diventati pratici con questo primo esercizio, si aggiunge il secondo…

- “Le mie due braccia sono pesanti” da ripetere 5-6 volte per 2-3 volte al giorno e sempre per una settimana. Divenuti pratici con questi due esercizi, si aggiunge il terzo...

- “Le mie gambe sono pesanti” da ripetere 5-6 volte sempre 2-3 volte al giorno e per una settimana. Il quarto esercizio relativo alla pesantezza è …….

- “Tutto il mio corpo è pesante”, oppure “Io tutto…sono pesante” da ripetere 5-6 volte per 2-3 volte al giorno e per almeno una settimana. Durante l’esecuzione degli esercizi relativi alla pesantezza si può aggiungere alla formula “…… come il piombo”, immaginando la parte del corpo interessata così pesante da sprofondare nel materasso o nella poltrona.

Esercizi del Calore

Una volta diventati pratici degli esercizi della pesantezza (saranno trascorse quattro settimane) si prosegue aggiungendo le sequenze relative al calore. Quindi, raggiunto lo stato di pesantezza di tutto il corpo, si prosegue con la formula:

- “Le mie mani e i miei piedi sono caldi…o… sono piacevolmente caldi” da ripetere per 5-6 volte per 2-3 volte al giorno, per almeno una settimana. Acquisita una certa pratica con questo esercizio, si aggiunge quello successivo che il senso di calore che pervade tutto il corpo.

- “Tutto il mio corpo…è piacevolmente caldo” da ripetere 5-6 volte per 2-3 volte al giorno e per una settimana. Con la pratica degli esercizi del calore si dovrebbe avvertire una sensazione di caldo che si estende a tutto il corpo e un innalzamento della temperatura corporea che può giungere fino a mezzo grado.

Terminati gli esercizi fondamentali e, acquisita una buona padronanza di essi (saranno trascorse circa sei settimane), si passa agli esercizi complementari.

Esercizio del Cuore

Con la preparazione acquisita, praticando gli esercizi precedenti, ormai si giungerà in pochi minuti allo stato di calma, di pesantezza e di calore quindi si passerà alla seguente formula:

- “Il mio cuore batte calmo e regolare” da ripetere 5-6 volte, seguito, come al solito dalla formula: “Io sono perfettamente calmo”. Si eseguirà la pratica fino all’esercizio del cuore per 2-3 volte al giorno e sempre per una settimana.

Esercizio del Respiro

Dopo l’esercizio del cuore si prosegue con la seguente formula:

- “Il mio respiro è calmo e regolare” da ripetere sempre 5-6 volte, seguito, come al solito dalla formula: “Io sono perfettamente calmo”. La pratica, fino all’esercizio del respiro si eseguirà per 2-3 volte al giorno e per una settimana.

Esercizio del Plesso solare

Una volta completato l’esercizio del Respiro si aggiunge l’esercizio del Plesso solare con la seguente formula:

- “Il mio plesso solare è caldo e irradia calore” da ripetere 5-6 volte, sempre seguito dalla formula: “Io sono perfettamente calmo” da ripetere almeno 3 volte.

Esercizio della Fronte

La serie degli esercizi inferiori termina con l’esercizio della fronte fresca. Dopo il senso di pesantezza e di calore che il corpo avverte in seguito alla serie degli esercizi precedenti, quest’ultimo esercizio serve a ridare vigoria alla mente (dopo un certo assopimento) per prepararla, eventualmente, all’esecuzione degli esercizi superiori. La formula da ripetere per questo esercizio è la seguente:

- “La mia fronte è fresca…o….piacevolmente fresca” da ripetere 5-6 volte, seguito, come al solito dalla formula: “Io sono perfettamente calmo”.

In quest’ultimo esercizio, può aiutare ad avvertire un piacevole senso di fresco sulla fronte immaginarsi distesi su un prato o su una spiaggia col sole che riscalda il corpo, mentre una piacevole brezza sfiora la fronte.

La pratica termina, come sempre, con l’esecuzione degli “esercizi di ripresa” che corrispondono allo stadio “A”.

Esercizi di Ripresa

Al termine di ogni seduta di Training Autogeno si eseguono gli “esercizi di ripresa”. Questi consistono in piccoli movimenti che hanno lo scopo di ridare vigore ed energia al corpo. Sono movimenti di flessione ed estensione dei piedi e delle mani fino al coinvolgimento delle braccia e delle gambe che inizialmente sono svolti lentamente e che diventano sempre più rapidi ed energici. Si conclude la pratica con dei respiri profondi e con l’apertura degli occhi.

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