Dott. Bruno Maietta - PSICOLOGIA

Dott. Bruno Maietta
Psicologo – Psicoterapeuta - Terapia energetica

 

FOBIA


La fobia può essere definita come una paura eccessiva, irreale e non controllabile che, a differenza dell’ansia, è scatenata da oggetti, attività o situazioni particolari. Differisce dalla normale paura in quanto dura per molto tempo, è irrazionale e comporta la fuga dai fattori scatenanti. Quando si parla di fobie ci si riferisce in genere alla fobia dei cani, dei gatti, dei ragni, degli spazi chiusi, degli insetti, di volare, del sangue, delle iniezioni, ecc. Più precisamente si parla di fobie specifiche che, generalmente, sono ben gestite in quanto coloro che ne soffrono cercano di evitare gli stimoli temuti, proprio per proteggersi dall’attacco di ansia che a volte può essere così forte da diventare debilitante, e di fobie generalizzate (agorafobia e fobia sociale) che sono scatenate da stimoli più estesi e sono fortemente invalidanti.

Fobie specifiche

La caratteristica essenziale di questo tipo di fobia è la paura marcata e persistente di oggetti e situazioni chiaramente discernibili e circoscritte. L’esposizione allo stimolo fobico provoca quasi invariabilmente una risposta ansiosa che può addirittura prendere la forma di un attacco di panico. La diagnosi di questo disturbo è appropriata solo se evitamento, paura o ansia anticipatoria di affrontare lo stimolo fobico interferiscono significativamente con la routine quotidiana, con il funzionamento lavorativo o la vita sociale della persona che è afflitta dalla presenza della fobia.

Il livello di ansia o paura di solito varia in funzione sia del grado di vicinanza allo stimolo fobico sia del grado di limitazione della possibilità di allontanarsi dallo stimolo stesso. Ad esempio, una persona che ha la fobia dei gatti vivrà una lieve preoccupazione nel vedere un gatto da lontano, in una foto o alla televisione, ma la sua preoccupazione diverrà ansia, paura o terrore man mano che il gatto si avvicina fisicamente a lei. Una persona che teme di viaggiare in metropolitana avvertirà un’ansia maggiore nei momenti in cui il treno sta viaggiando e le porte sono chiuse, rispetto a quando si avvicina a una fermata e si aprono le porte. Allo stesso modo, chi entra in un grande magazzino sentirà aumentare la propria ansia man mano che si addentra nei reparti e si allontana sempre più dall’uscita.

L’intensità dell’ansia o della paura che il fobico prova non può essere sempre correlata in modo prevedibile allo stimolo fobico, proprio perché sono molteplici le variabili che entrano in gioco e che determinano il grado di ansia che un individuo avverte ogni volta che si trova esposta allo stesso stimolo. Ad esempio, una persona con la fobia delle altezze può provare gradi diversi di paura quando attraversa lo stesso ponte in occasioni diverse: la paura che prova nell’attraversarlo da sola sarà sicuramente più intensa di quando lo attraversa in compagnia di una persona che gode la sua fiducia.

Il DSM-IV (1996) opera una suddivisione che si struttura in cinque tipologie di fobie specifiche:

- tipo animali. Fobia dei ragni (aracnofobia), fobia degli uccelli o fobia dei piccioni (ornitofobia), fobia degli insetti, fobia dei cani (cinofobia), fobia dei gatti (ailurofobia), fobia dei topi (musofobia), fobia dei cavalli (ippofobia), ecc.;

- tipo ambiente naturale. Fobia dei temporali (brontofobia), fobia dei lampi (astrofobia), fobia delle altezze (acrofobia), fobia del buio (scotofobia), fobia dell'acqua (idrofobia), ecc.;

- tipo sangue-iniezioni-ferite. Fobia del sangue (emofobia), fobia degli aghi, fobia delle siringhe, ecc.. In questi casi la paura è provocata dalla vista del sangue o di una ferita, dal ricevere un'iniezione o altre procedure mediche invasive;

- tipo situazionale. Nei casi in cui la paura è provocata da una situazione specifica, come trasporti pubblici, tunnel, ponti, ascensori, volare (aviofobia), guidare, oppure luoghi chiusi (claustrofobia) o dei luoghi aperti (agorafobia);

- altro tipo. Nel caso in cui la paura è scatenata da altri stimoli come il timore o l'evitamento di situazioni che potrebbero portare al soffocamento, a vomitare o contrarre una malattia, ecc. Una forma particolare di fobia riguarda il proprio corpo o una parte di esso, che la persona vede come orrenda, inguardabile, ripugnante (dismorfofobia).

Fobie generalizzate

Sono quelle che implicano sensi di insicurezza più generali e comprendono l’agorafobia e la fobia sociale.

Agorafobia

Il termine deriva dalle parole greche phobos (paura del panico) agorà (luogo di mercato) e quindi potrebbe essere tradotto come “paura dei luoghi pubblici”.

La caratteristica essenziale dell’Agorafobia è l’ansia che invade l’individuo quando si trova in luoghi isolati (o situazioni) dai quali può risultare difficile (o imbarazzante) allontanarsi o nei quali può essere difficile trovare aiuto in caso di Attacco di Panico o sintomi di panico (ad esempio, paura di avere un attacco improvviso di vertigini o di diarrea).

Il modo tipico di difendersi del fobico è l’evitamento. Egli cerca di stare lontano da tutta una varietà di situazioni che possono includere lo stare fuori casa da soli o lo stare a casa da soli, l’essere in mezzo alla folla, viaggiare in automobile, in autobus o in aeroplano, essere su un ponte o in ascensore. Alcune persone sono in grado di esporsi alle situazioni temute e riescono a sopportarle con una paura considerevole. Affrontare le situazioni temute diventa, invece, più sopportabile se ci si trova con un accompagnatore.

L’evitamento delle situazioni che procurano ansia, però, può compromettere significativamente la routine quotidiana come la capacità di recarsi al lavoro o di portare avanti le incombenze domestiche, di intrattenere rapporti sociali. L’utilizzo di questo meccanismo di difesa (l’evitamento) mette l’individuo affetto da questa fobia nella condizione di potersi muovere solo tramite il sostegno psicologico di un’altra persona oppure di “appoggiarsi” a taluni oggetti che assumono per lui un significato simbolico rassicurante. La conseguenza di questa condizione è che il suo spazio obiettivo risulterà sempre più ristretto e condizionante, organizzato e vincolato ad una planimetria che comprende sistematicamente la casa e altri luoghi o istituzioni che egli suppone abbiano la possibilità di un “contenimento psichico”.

In definitiva accade che colui che soffre per questo tipo di fobia è spaventato dai luoghi affollati e cerca di evitarli in quanto la fuga potrebbe risultare difficile, ma anche i luoghi isolati lo spaventano perché non potrebbero offrirgli un eventuale aiuto. A causa di questo tipo di fobia, molte persone possono diventare prigioniere delle loro case mentre altre hanno perfino paura di restare in casa da soli.

Fobia sociale

Caratteristica essenziale di questa fobia è una paura marcata e persistente che riguarda le situazioni sociali o prestazionali che possono creare imbarazzo e che, quasi invariabilmente, provocano una risposta ansiosa immediata che può prendere la forma di un Attacco di Panico situazionale (vedi pag. 57).

Anche per questo Disturbo la diagnosi è appropriata solo se l’evitamento, la paura o l’ansia anticipatoria interferiscono in modo significativo con la routine quotidiana, con il funzionamento lavorativo o con la vita sociale dell’individuo ed egli avverte un grave disagio dovuto proprio dalla presenza della fobia. Nelle situazioni sociali o prestazionali temute, gli individui che soffrono di Fobia Sociale sono preoccupati di rimanere imbarazzati e timorosi che gli altri li giudichino ansiosi, deboli, “pazzi” o stupidi. Possono temere di parlare in pubblico per la preoccupazione che gli altri possano notare il tremore delle mani o della voce, oppure possano provare ansia estrema quando conversano con gli altri per la paura di apparire poco chiari. Il Fobico sociale evita le situazioni temute e manifesta una marcata ansia anticipatoria molto prima delle situazioni sociali o pubbliche previste. In queste condizioni può instaurarsi un circolo vizioso con l’ansia anticipatoria, che determina una atteggiamento cognitivo timoroso e sintomi ansiosi riguardanti le situazioni temute; questo comporta una prestazione scadente o percepita come tale, il che determina imbarazzo ed aumento dell’ansia anticipatoria per le situazioni temute, e così via.

La Fobia Sociale è, quindi, centrata sulla paura di essere giudicati dagli altri (specialmente se si é in piccoli gruppi), di essere al centro dell’attenzione oppure di comportarsi in modo imbarazzante o umiliante. Questa fobia si manifesta quando ci si trova in mezzo agli altri, quando si deve mangiare o parlare in pubblico, agli incontri con il sesso opposto fino ad estendersi a quasi tutte le situazioni sociali vissute al di fuori del proprio cerchio familiare. Colui che soffre di questa fobia tende a rinunciare a tali rapporti sociali e la rinuncia può gradatamente estendersi a molte altre situazioni con la conseguenza di un quasi completo isolamento.

L'“ansia anticipatoria”, causata da questo tipo di fobia, può presentarsi pochi minuti prima o addirittura giorni o mesi prima dell'avvenimento critico. Per questo motivo il fobico sociale é essenzialmente un rinunciatario, egli tende ad evitare tali situazioni e, se è costretto ad affrontarle, viene colpito da sintomi quali palpitazioni cardiache, fiato corto, tremori, arrossamenti, bocca secca, nausea, crampi allo stomaco, diarrea.

Nella maggior parte dei casi il tipo di fobia che colpisce una persona non ha alcun significato simbolico inconscio; la paura specifica è legata unicamente ad esperienze di apprendimento errato e involontario (non necessariamente ricordate dal soggetto), per cui l'organismo associa inconsciamente la pericolosità ad oggetti o situazioni che oggettivamente non sono tali. Si tratta, in sostanza, di un processo di “condizionamento classico” che si mantiene inalterato nel tempo a causa dello spontaneo e sistematico evitamento che il soggetto fobico mette in atto rispetto alle situazioni temute.

La fobia è una paura marcata e persistente che presenta le seguenti caratteristiche peculiari:

- è sproporzionata rispetto al reale pericolo dell’oggetto o della situazione;

- non può essere controllata con spiegazioni razionali, dimostrazioni e ragionamenti;

- supera la capacità di controllo volontario che il soggetto è in grado di mettere in atto;

- produce l’evitamento sistematico della situazione-stimolo temuta;

- permane per un periodo prolungato di tempo senza risolversi o attenuarsi;

- comporta un certo grado di disadattamento per l’interessato;

- l’individuo riconosce che la paura è irragionevole e che non è dovuta ad effettiva pericolosità dell’oggetto, attività o situazione temuta.

La fobia è dunque una paura estrema, irrazionale e sproporzionata per qualcosa che non rappresenta una reale minaccia e con cui gli altri si confrontano senza particolari tormenti psicologici. Chi ne soffre, infatti, è sopraffatto dal terrore all'idea di venire a contatto magari con un animale innocuo come un ragno o una lucertola, o di fronte alla prospettiva di compiere un'azione che lascia indifferenti la maggior parte delle persone (ad esempio, il claustrofobico non riesce a prendere l'ascensore o la metropolitana). Le persone che soffrono di fobie si rendono perfettamente conto dell'irrazionalità di certe reazioni emotive, ma non possono controllarle. L’ansia da fobia, o “ansia fobica”, si manifesta attraverso sintomi fisiologici come tachicardia, disturbi gastrici e urinari, nausea, diarrea, senso di soffocamento, rossore, sudorazione eccessiva, tremito e spossatezza. In queste condizioni la persona sta male e desidera una cosa sola: fuggire.

Scappare, d’altra parte, è una strategia di emergenza. La tendenza ad evitare tutte le situazioni o condizioni che possono essere associate alla paura, sebbene riduca sul momento gli effetti della paura, in realtà costituisce una trappola micidiale. Infatti, ogni evitamento conferma la pericolosità della situazione evitata e prepara l'evitamento successivo (in termini tecnici si dice che ogni evitamento rinforza la paura). Tale spirale di progressivi evitamenti produce l'incremento non solo della sfiducia nelle proprie risorse ma anche della reazione fobica della persona, al punto da interferire significativamente con la sua normale routine, con il funzionamento lavorativo o scolastico, oppure con le attività o le relazioni sociali. Il disagio diviene sempre più limitante. Chi ha la fobia dell'aereo può trovarsi, ad esempio, a rinunciare a molte trasferte, e la cosa diventa imbarazzante se è necessario spostarsi per lavoro. Chi è terrorizzato dagli aghi e dalle siringhe potrebbe dover rinunciare ai necessari controlli medici o (nel caso di una donna) privarsi dell'esperienza di una gravidanza. Chi ha paura dei piccioni eviterà di attraversa le piazze e non potrà mai godersi un caffè seduto al tavolino di un bar all'aperto e così via.

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