Dott. Bruno Maietta - PSICOLOGIA

Dott. Bruno Maietta
Psicologo – Psicoterapeuta - Terapia energetica

 

ANSIA

Lo stress e l’ansia sono situazioni interconnesse. Il loro rapporto si evidenzia chiaramente nelle reazioni ansiose provocate da eventi o situazioni stressanti che possono portare allo sviluppo di un Disturbo d’Ansia Generalizzato. Eventi stressanti sono correlati anche alla patogenesi delle Fobie e del Disturbo da Attacchi di Panico.

La nostra è una società nevrotica che si è imposta ritmi di vita insostenibili i quali, prima o poi, finiscono col provocare effetti disastrosi sulla psiche e sul corpo. Sempre più frequentemente studi e ricerche dimostrano la relazione tra la psiche e le strutture biologiche profonde. Sono state verificate, infatti, interazioni tra depressione e malattie tumorali, tra sofferenza emotiva e sindromi degenerative, tra ripetuti e intollerabili eventi stressanti e gravi patologie del sistema immunitario, tra protratti e dolorosi stati d’ansia e malattie cardiache.

Ma che cos’è l’ansia?


Lo Zingarelli (1998) la definisce: “Stato emotivo spiacevole, accompagnato da un senso di oppressione, eccitazione e timore di un male futuro, la cui caratteristica principale è la scomparsa o la notevole diminuzione del controllo volontario e razionale della personalità”. E’ un sentimento penoso, sgradevole, di pericolo imminente alla nostra integrità, associato ad una condizione di allarme e di paura che compare in assenza di un pericolo autentico o, comunque, sproporzionato rispetto ad eventuali stimoli scatenanti.

Per indicare lo stesso tipo di disturbo, a volte, si usano indifferentemente i termini di angoscia e ansia i quali, comunque, definiscono situazioni affettive che sfumano una nell'altra. In ciascun individuo è sempre presente un certo stato d'ansietà ed è possibile evidenziarne tutti gli aspetti intermedi che vanno dall’ansia psicologica all’ansia patologica.

Quando parliamo di:

ansia psicologica

ci riferiamo a quel “sistema di allarme” fisiologico utile alla sopravvivenza della specie. È esperienza umana comune sentirsi un poco ansiosi in prossimità di una prova o di un esame: entro certi limiti l'ansia permette di migliorare le prestazioni, consentendo di utilizzare al meglio tutte le risorse disponibili: il grado di ansia che proviamo in certi momenti determina l’effetto che essa avrà sul nostro comportamento. In altre parole, gli effetti dei nostri comportamenti potranno essere positivi o negativi a seconda del grado di ansia che sperimentiamo nel momento stesso in cui agiamo. Un lieve grado di ansia può servire a migliorare i nostri comportamenti e le nostre prestazioni. Il livello della prestazione è proporzionale al livello di ansia provato, ma solo fino ad un certo grado, superato il quale l’ansia comincia ad avere un’influenza negativa. Quindi un giusto livello di ansia può essere stimolante; indica che la prestazione che ci accingiamo a dare è molto importante per noi e siamo concentrati al massimo su quanto stiamo per fare. Se, però, il livello d’ansia aumenta al punto da essere esagerato rispetto al compito che ci accingiamo a svolgere, avremo l’effetto contrario e non riusciremo più ad ottenere dei buoni risultati.

Nell'

ansia patologica

il malato vive una particolare sensazione indefinita: egli non riesce a oggettivare concretamente il pericolo da cui si sente minacciato, vive una condizione di profonda disperazione e una penosa sensazione d'impotenza, di debolezza di fronte a una minaccia che percepisce come immediata. A volte riesce a precisare meglio il motivo della sensazione di paura: della morte, dell'avvenire o del passato, anche se poi queste paure non trovano giustificazione nella realtà. In genere avvertiamo ansia quando ci allontaniamo dal “qui e ora” e lasciamo vagare la nostra mente nel passato o nel futuro, perdendo il contatto con il presente. Spesso diventa come un circolo vizioso che ci porta ad oscillare continuamente tra passato e futuro. Possiamo spezzare questo circolo vizioso solo immergendoci nel “qui e ora”, senza lottare ma vivendo pienamente e consapevolmente il presente, lasciandoci andare alle esperienze che la vita ci propone momento per momento. Solo in questo modo saremo in grado di sentire e apprezzare pienamente e serenamente la bellezza della vita e delle cose che ci circondano. Purtroppo, senza rendercene conto, siamo schiavi della nostra mente che porta i nostri pensieri a vagare continuamente nel tempo: ritornando al passato (carico di nostalgia, di tristezza, di rimpianti, sensi di colpa o di rabbia) oppure proiettandosi con speranza verso un futuro che spesso ci fa sognare e ci fa perdere il contatto con la realtà. Se ci proponiamo di vivere, anche solo per due minuti, nel presente, nel qui e ora, saremo in grado di interrompere la catena dell’ansia, che non avrà più motivo di esistere.

Le cause dell’ansia


Non esiste una spiegazione unica, per capire come si sviluppa l’ansia è necessario analizzare vari fattori, fra cui: la predisposizione genetica, l’educazione in età infantile, i conflitti interni, l’ansia come reazione appresa, i fattori fisici, il parlare con se stessi, la capacità di misurarsi con l’esterno, gli agenti sociali.

Predisposizione genetica.


Varie ricerche hanno dimostrato che vi può essere una propensione ereditaria all’ansia. Quindi, nell’individuo con questa predisposizione, anche un basso livello di stress può causare un disturbo d’ansia; per queste persone anche il normale stress quotidiano può diventare il fattore scatenante di un disturbo d’ansia.

Educazione infantile.


La capacità di affrontare lo stress può derivare dall’educazione ricevuta da bambini. Genitori insicuri, iperprotettivi e che vedono il mondo solo come un posto pieno di pericoli potrebbero favorire l’insorgere di paure irrazionali nei propri figli. La mancanza di un rapporto affettivo con una o due persone di primaria importanza nell’età infantile potrebbe sfociare in un’ansia continua, determinata dalla paura dell’abbandono o del rifiuto (Bowlby, 1973).

Conflitti interni.


I conflitti costituiscono un’importante fonte di ansia. La teoria psicoanalitica suggerisce che l’ansia deriva dall’esistenza di un conflitto tra l’istinto e l’educazione e la coscienza sociale. Le persone possono anche non essere coscienti dei conflitti di cui soffrono. Le fobie potrebbero essere anifestazioni simboliche di turbamenti interni. Molto spesso l’ansia ci deriva dai conflitti che nascono dalle numerose scelte che la vita ci impone di fare continuamente. Il conflitto è una situazione in cui forze (impulsi, desideri o tendenze) di valore approssimativamente uguali, ma dirette in senso opposto, agiscono simultaneamente su di noi. Siamo costretti a scegliere fra due alternative contraddittorie e che si escludono mutualmente: quando le azioni che vengono effettuate per raggiungere un determinato obiettivo, automaticamente escludono quelle che devono essere effettuate per raggiungere l’altro. Una situazione di conflitto, specialmente se protratta nel tempo, senza un’adeguata soluzione rappresenta un evento ad alta componente ansiogena. Sono molte le emozioni che una persona può sperimentare in una situazione di conflitto: rabbia, tristezza, ansia, paura, depressione, senso di autosvalutazione, frustrazione, ecc.. con la conseguente insorgenza di malattie psicosomatiche. Le emozioni sono la vita del corpo ed è molto probabile che un corpo carico di emozioni “negative” possa non vivere bene e che possa ammalarsi fino alla morte.

Ansia come reazione appresa.


E’ possibile che alcune persone associno l’insorgere della fobia con un evento spiacevole, pauroso o traumatico. Questo avviene soprattutto nei casi di disturbi d’ansia fobica. In questo modo una reazione di paura può essere associata a uno stimolo che normalmente non provocherebbe una reazione ansiosa. Gli psicologi comportamentismi definiscono “condizionamento classico” il processo che si verifica quando un individuo impara che due stimoli sono strettamente collegati tra loro, per cui avviene che la presentazione di uno di essi provoca la manifestazione dell’altro.

Watson e Rayner (1920) mediante un esperimento, eticamente discutibile, dimostrarono come un condizionamento classico può causare una fobia.

Mentre Albert, un bambino di undici mesi, giocava felicemente con un coniglietto bianco i ricercatori, a intervalli regolari, facevano un forte rumore alle spalle del bimbo. Ogni volta Albert si spaventava e cominciava a piangere. Alla fine il coniglio fu portato via. Quando, più tardi, il coniglietto fu riportato ad Albert affinché ci giocasse, questi cominciò a piangere. Il coniglio, che prima gli suscitava piacere, adesso veniva associato dal bimbo alla paura del forte rumore.

Albert sviluppò una fobia ansiosa nei confronti del coniglietto. Col passare del tempo egli potrebbe continuare a manifestare ansia fobica alla presenza di un coniglio bianco (ma anche di un colore diverso) senza più ricordarne il motivo, dimenticando completamente la paura che suscitava in lui il forte rumore associato alla presenza del coniglietto.

Fattori fisici.


E’ naturale che qualsiasi malattia fisica possa provocare una sensazione di ansia. Quando la malattia viene diagnosticata e curata in modo appropriato, l’ansia ad essa collegata tende a diminuire. Comunque, alcune malattie e alcuni farmaci possono di per sé enfatizzare gli effetti del sistema nervoso simpatico e quindi produrre i caratteristici sintomi fisici dell’ansia.

Ad esempio:

- una malattia cardiaca può provocare palpitazioni e respiro affannoso. Anche la tachicardia parossistica causa periodicamente un’ accelerazione dei battiti cardiaci;

- alcuni stati metabolici (come la mancanza di zuccheri nel sangue e l’acidosi metabolica) possono causare un’eccessiva secrezione di sudore (iperidrosi);

- gli scompensi endocrini (per esempio, una ghiandola della tiroide iperattiva) possono causare palpitazioni;

- alcuni farmaci possono causare sintomi simili a quelli dell’ansia: gli inibitori dell’appetito che agiscono a livello centrale, e altri stimolanti del sistema nervoso centrale (come la caffeina).

Parlare a se stessi.


Il modo in cui ogni persona struttura il proprio mondo e parla a se stessa ha un enorme peso sull’umore e il comportamento. Generalmente, coloro che soffrono di un disturbo d’ansia tendono a comunicare con se stessi in modo negativo e ansioso. Concentrarsi costantemente su anticipazioni pessimistiche e irreali, contribuisce solo ad alimentare il disturbo. Alcuni individui tendono a concentrarsi maggiormente sui propri pensieri e sui meccanismi del proprio corpo che non sul mondo esterno, alimentando in questo modo l’ansia. Passare da un’anticipazione pessimistica all’altra, trascurando gli eventi reali, scatena ansia e panico. Indipendentemente dal fatto che alla base del primo attacco di panico ci sia o meno una componente fisica, è certo che l’anticipazione apprensiva dell’attacco successivo e l’interpretazione irrazionale ed esagerata dei sintomi fisici possono determinare un circolo vizioso dell’ansia e quindi favorire ulteriori attacchi di panico. E’ stato dimostrato che l’interpretazione sbagliata dei sintomi fisici è il fattore anticipatore che alimenta i sintomi successivi e le ricadute nelle persone che soffrono di questo tipo di disturbo.

Capacità di misurarsi con l’esterno.


Coloro che soffrono di disturbi d’ansia generalmente mostrano un comportamento remissivo; preferiscono evitare di confrontarsi con le cause delle loro angosce. Anche se tale comportamento produce un sollievo temporaneo, a lungo termine si rivela controproducente. Si possono sviluppare cicli di fuga dall’ansia e dal panico. Ma la fuga produce ulteriore paura e ansia che, a loro volta, causano ulteriore desiderio di fuga.

Fattori sociali.


Anche le persone apparentemente forti, se sottoposte a un lungo periodo di stress, arrivano a uno stadio in cui non sono più in grado di gestire la loro vita. Lo stress è particolarmente frequente nei periodi che comportano dei cambiamenti, dove è necessario affrontare l’inevitabile sconvolgimento che questi causano al nostro mondo. A questo riguardo, è interessante esaminare la scala di valutazione degli eventi della vita.

Il peso che hanno gli eventi della vita nell’insorgenza di disturbi d’ansia è controverso. Bisogna sempre considerare il grado di vulnerabilità individuale allo stress, che sarà a sua volta influenzato dalle circostanze della vita e dagli altri fattori già esaminati. E’ molto probabile che alcune circostanze possano rappresentare “la goccia che fa traboccare il vaso”.

L’ansia e le malattie organiche


L’ansia, come lo stress, è considerata alla base di tutte le malattie psicosomatiche, nel senso che, essendo connessa a conflitti psichici non risolti, potrebbe preparare o favorire l'esplosione di numerose sintomatologie organiche come crisi d'asma, palpitazioni, ipertensione arteriosa, ulcera duodenale, ecc.

Soggettivamente percepiamo l’ansia come uno stato di apprensione e di irrequietezza, come anticipazione di eventi negativi non ben definiti verso i quali ci sentiamo indifesi e impotenti. Come abbiamo già accennato, in condizioni normali, l'ansia costituisce una reazione di difesa dell'organismo (correlata all'istinto di conservazione) volta ad anticipare la percezione del pericolo prima che questo sia chiaramente identificato. Pertanto, essa è accompagnata da un aumento della vigilanza e dall'attivazione di tutta una serie di meccanismi fisiologici (fra i quali l'aumento della frequenza cardiaca, del respiro e del tono della muscolatura) che predispongono l'organismo alla difesa o all'attacco.

Come avviene per lo stress, quando il livello d’ansia diventa troppo elevato e vengono superati i limiti di tollerabilità, la risposta fisiologica diventa sproporzionata e irrealistica rispetto alle preoccupazioni determinate dall’esistenza stessa o dall’ambiente. Questa condizione impedisce un ragionevole benessere emotivo e ostacola l'efficienza nella vita. In questi casi, l'ansia anziché favorire l'adattamento della persona all'ambiente, lo peggiora e rende necessario un intervento terapeutico.

I disturbi d'ansia sono molto diffusi, e possono assumere diverse forme che vanno dal Disturbo d’Ansia Generalizzato (DAG), alle Fobie, al Disturbo da Attacchi di Panico (DAP).

Può apparire poco corretto parlare di sintomi derivanti dall’ansia, in quanto essa stessa è un sintomo, ma è opportuno distinguere le sintomatologie derivanti da elevati stati ansiosi in due categorie: sintomi fisici e sintomi psichici.

Appartengono ai sintomi fisici l’irrequietezza motoria, le palpitazioni, la tachicardia, i tremori, la sudorazione, la bocca secca, l’oppressione toracica, la sensazione di “mancanza d’aria”, il senso di vertigine e di sbandamento, l’affaticabilità fisica, il nodo alla gola, l’anoressia, i disturbi gastrointestinali, la diarrea, la nausea, la cefalea da tensione, l’ipertensione sistolica, le vampate di caldo, i brividi e altri malesseri fisici a volte perfino poco definiti.

Appartengono ai sintomi psichici l’apprensione, il senso di attesa, l’aumento di tensione, il senso di paura per la previsione di un pericolo, la preoccupazione e l’ipervigilanza, l’irrequietezza e l’impazienza, l’affaticabilità, la distraibilità, la difficoltà a concentrarsi, i disturbi della memoria e del sonno.

L’ansia si riscontra frequentemente negli stati depressivi e rappresenta il sintomo fondamentale della maggior parte delle nevrosi.

Il termine nevrosi viene tradizionalmente usato per descrivere un complesso di problemi. Ad esempio, una persona pur essendo capace di affrontare la realtà quotidiana, può manifestare dei sintomi che gli procurano una continua sofferenza psichica. Questi sintomi possono avere caratteristiche spiacevoli sia sul versante somatico (attività cardiaca accelerata, disturbi vasomotori, disturbi respiratori, ecc.) sia sullo stato psichico, provocando degli stati emotivi peculiari (sensazione fisica e mentale dolorosa, impotenza personale, presentimento di pericolo imminente e inevitabile, stato di allarme, tensione, dubbi irrisolvibili relativi a una minaccia, ecc.).

Secondo la teoria psicodinamica, le nevrosi sono causate da conflitti inconsci che provocano un aumento dell’ansia. L’ansia scaturita da questi conflitti viene utilizzata poi, ma in maniera non adeguata, come meccanismo di difesa nei confronti di tali conflitti. E’ proprio l’uso inadeguato dell’ansia come meccanismo di difesa che produce i sintomi che originano la sofferenza. L’esordio avviene con la sperimentazione di sentimenti confusi che non sono diretti verso un “oggetto” definito e che lasciano un senso di disagio o di agitazione fino a quando non vengono associati a oggetti o situazioni precise. Ad esempio, negli stati depressivi è possibile sperimentare la paura senza sapere a cosa o a chi associarla, oppure negli stati maniacali capita di sperimentare un’allegria eccessiva (euforia) ma senza contenuto.

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